Archivio per la categoria ‘Aziende con le orecchie:’

Vodafone.

Ottobre 6, 2008

Sono passati ormai alcuni mesi da quando, in piena bufera mediatica sull’arrivo dell’iPhone e relative tariffe dati, Vodafone apriva il tanto chiacchierato Vodafone Lab.

Ben 249 sono i commenti lasciati sul Lab, al post che “spiegava” la filosofia tariffaria dietro i prezzi di utilizzo dell’iPhone, qualcosa di cui si è sentita eco in molti angoli della blogosfera e che ha tenuto un battesimo non facile all’iniziativa di Vodafone.

Ma prima di entrare in aspetti così specifici forse è opportuno inquadrare il progetto nel suo insieme.

Un blog, un wiki organizzato per argomenti, un forum, una sezione dedicata ai video: questa è l’articolata composizione di Vodafone Lab.

Integrano la home page una galleria dei profili, una “nuvola” degli argomenti e una bella pagina di presentazione (la formula) scritta dentro una provetta, simbolo del progetto:

Condivisione

Nel lab i clienti possono esprimere opinioni, bisogni, idee. Vodafone ascolta, partecipa alle conversazioni, raccoglie i suggerimenti e offre il suo punto di vista. Nel lab ci incontriamo faccia a facia, alla pari.

Sperimentazione

Il lab è in continua evoluzione, uno spazio di contaminazioni e di innovazione che nasce dal confronto tra relatà e stili di vita diversi. Qui piace provare cose nuove, correre rischi e guardare al domani.

Passione

Il lab è un luogo fatto di entusiasmi in cui scambiamo storie ed espereinze. Qui parliamo di tecnologia, internet, nuovi linguaggi, nuovi stili divita e (sì, certo) delle ultime novità in arrivo nel mondo della telefonia.

Conoscenza

Nel lab, Vodafone offre informazioni, regole, configurazioni che ognuno può modificare, arricchire, migliorare. Tutti sono liberi di proporre definizioni e soluzioni, per costruire insieme un sapere condiviso.

Onestamente, uno dei progetti di marketing dell’ascolto più ricchi - e questo, fino a prova contraria, è già un segno di impegno, di investimento concreto, ancora prima di cliccare niente.

Poi, entrando nelle varie sezioni, la sensazioni possono differenziarsi.

Personalmente ho gradito abbastanza il taglio del blog, che ho trovato calibrato in modo corretto fra contenuti di interesse generale, post riguardanti la rete e qualche apertura - del tutto decente e ben gestita - sul mondo Vodafone.

Molto bello il wiki, davvero pieno di contenuti, piccolo-grande pozzo di scienza tecno-web-telefonica, di cui riporto le voci della lettera A per dare un’idea:

3g - AAC - Accelerometro - Account - Advanced Audio Coding - Advanced Content - AIFF - ALS - Anomalie dei pixel - AOL Instant Messenger - Apple Lossless Encoding - ASCII - ATRAC - Autenticazione SMTP - Authoring

Poi c’è il forum, che è appunto un forum, ed è come te lo aspetti, e la sezione video sufficientemente variata per risultare di piacevole navigazione (si va da Megan Gale a David Weinberger, passando per la BlogFest e Paolo Attivissimo).

Ma se il tono di queste righe dovesse sembrarvi positivo in modo… moderato, provvedo subito a cambiare registro.

Secondo me, per la mia esperienza di consumatore ancor prima che di consulente di comunicazione, l’aver aperto un progetto internet con queste caratteristiche fa di Vodafone un serio candidato all’Oscar del marketing conversazionale per il solo fatto di essersi imbarcata in questa impresa essendo:

a. una compagnia telefonica, quindi nell’occhio del ciclone tecnologico incessante in cui viviamo,
b. una multinazionale, con tutte le complessità che ciò comporta,
c. un’azienda, come tutte quelle del suo settore, particolarmente vittima dei disservizi del customer care.

Detto questo, non intendo dare torto a priori a chi si è lamentato che “da un lato ci ammazzano con le tariffe, dall’altro dicono che ci ascoltano”, ma, a mio parere, il fatto che una Vodafone si apra all’ascolto (e il fatto di aver messo in rete un progetto del genere è essere all’ascolto, concetto che comprende il boomerang del passaparola negativo in caso di mancato ascolto) comporta un impatto virtuoso generale, un effetto indotto che può solo portare nuova consapevolezza a un uso più intelligente della rete da parte di aziende e consumatori.

Se poi qualcuno pensa che con un blog (e un wiki e un forum) si risolvano i problemi delle tariffe alte, o degli hotspot wifi, o dei costi della telefonia in Italia, beh, direi che è chiedere un po’ troppo, e soprattutto troppo in fretta.

La conversazione e il dialogo, infatti, come molti hanno fatto notare, si sviluppano con il tempo, e sarà il tempo a dire se Vodafone Lab riuscirà a soddisfare le alte aspettative che ha creato.

Per quanto mi riguarda, mi limito a rilevare che se ogni azienda italiana profondesse un impegno analogo anche solo nel provarci, avremmo - da subito - un dialogo aziende-consumatori in grado di farci vivere tutti un po’ meglio.

Fonte: minimarketing.

Cantine Ferrari.

Settembre 21, 2008

Dopo aver letto il blog Ferrari, online dal marzo 2007, sono andato a vedere cos’è un blog aziendale, secondo l’enciclopedia Wikipedia:

corporate blog o blog aziendale - Il blog tenuto da uno o più dipendenti di una azienda: una voce più informale rispetto al sito internet. I blogger sono tenuti a rispettare un codice aziendale, ma i blog aziendali sono spesso visitati per la semplicità e l’immediatezza delle informazioni che vi si trovano.

Ok, mi ricordavo bene.

No perché, leggendo il blog della casa che produce quelle favolose bollicine ho pensato che potesse essere diventato, a mia insaputa:

corporate blog o blog aziendale - Una curata e ordinata serie di notizie riguardanti l’azienda e/o i suoi prodotti ed occasionalmente la pianificazione pubblicitaria, redatte nella tradizionale buona forma del comunicato stampa. Gli articoli di cui si compone - in italiano corretto e firmati con il semplice nome dell’azienda o del marchio, quindi non riconducibili ad alcuna persona - sono aperti ai commenti, mentre nelle dotazioni accessorie possono figurare un archivio degli articoli, un motore di ricerca, un feed rss e null’altro.

Adesso vado a ricontrollare anche le best practices del wine blogging per il marketing…

We@bank (Gruppo Banca Popolare di Milano).

Settembre 9, 2008

Che una banca si metta all’ascolto è una notizia che mi piace sempre.

Ho quindi scorso con piacere e curiosità i molti post (quasi uno al giorno) che arricchiscono il blog In soldoni, ho ascoltato i podcast di Radio Webank, ho spulciato tutte le categorie del sito, riportate in modo ordinato e user-friendly in home page (le cito: sicurezza, tecnologia, trading e investimenti, tassi, immobiliare, carte di pagamento, credito al consumo, risparmio, varie).

Però mentre leggevo, guardavo e ascoltavo, mi nasceva qualche dubbio.

Mi spiego.

Tempo fa, diciamo un anno fa, i corporate blog in Italia erano ancora pochi e strani. In questi mesi c’è stato il boom, e mi sembra evidente come un numero sempre crescente di italiani si rivolga a internet per ascoltare conversazioni cui partecipano le aziende.

Anche per capire cosa scegliere, cosa comprare.

Con l’ingrossarsi di questo fenomeno, le soglie di coinvolgimento per esser creduti/seguiti si sono alzate. Chi naviga in cerca di informazioni è sempre più smaliziato.

Per logica, più conversazioni frequento, più smaliziato divento.

Allora - tornando al blog In Soldoni - forse il podcast con il manager di turno che… legge da un foglio le risposte all’intervistatore (si sente benissimo, purtroppo) rischia la sua credibilità, perché è probabile che chi lo ascolta abbia già sentito in rete manager parlare spontaneamente

Sto cercando di dire che l’autenticità delle voci può fare la differenza, anche se non è necessariamente sintomo di malafede (che male c’è a leggere un’intervista preparata prima? nessuno, però se stai facendo finta di essere spontaneo, bello non è… sentire il cliente che parla con il call center durante l’intervista per capire cosa intendo).

Insomma: ok, il compitino 2.0 è fatto, ed è meglio che niente.

Però, da una internet company online da 9 anni mi sarei aspettato una vera conversazione, dove:

- so chi mi sta parlando (tutti sanno che non si parla con gli sconosciuti ;-))

- le parti promozionali non sono la maggior parte dei contenuti fissi

- i link sono visibili (sembra incredibile, ma i link non sono sottolineati, quindi diventano invisibili)

E mi spiace, perché di blog aziendali con un post al giorno non se ne vedono poi tanti…

Tiscali.

Luglio 7, 2008

Questa è una bella notizia.

Se avete mai sperimentato le capacità di ascolto e dialogo di un’azienda telefonica, il fatto che qualcuno di questi signori apra un blog non può che essere una bellissima notizia.

Sto parlando di Tiscali Business News, sito di informazione aperto ai commenti, nato con l’intenzione di

offrire alle imprese di tutte le dimensioni notizie, informazioni, dati di mercato, scenari e trend del momento, dal mondo della connettività broadband, del VoIP e dei servizi web correlati.

e di

aggiornare e conversare con clienti - attuali e potenziali - e partner all’interno di uno strumento flessibile e aperto come il blog, mettendo a disposizione dati e informazioni per muoversi in modo sempre più consapevole nel mercato delle telecomunicazioni e per conoscere più a fondo le opportunità che le nuove tecnologie abilitanti, quali il VoIP, possono offrire alle aziende italiane.

(La vita sembra semplice, quando si fanno le cose giuste, no?)

Non che non abbia qualcosa da ridire, intendiamoci, ma insomma, gli appunti che seguono rigurdano piccoli dettagli di un’operazione che mi auguro aiuti a modificare l’approccio di servizio al cliente di uno dei settori centrali dell’economia, la telefonia.

Il blog è appena nato ed è a livello sperimentale (come dichiarato qui, in fondo alla lista), ed è giusto concedergli un periodo di avviamento (tanto più che si muove in un territorio a dir poco complicato), terminato il quale mi piacerebbe vederlo:

- aprirsi al pubblico non-business
- inserire delle presentazioni personali dei blogger (Gianluca è noto ai blogger, ma qui si parla al rag. Brambilla e - speriamo presto - alla sciura Pina), poi ci sono Italo ed Enrico
- ampliare un po’ l’offerta del blog a qualcosa che non sia un link al sito Tiscali ;-)

Ma comunque, va già benissimo così. Per favore, continuate! E’ la voce di un consumatore che ve lo chiede…

Inoltre, scopro tra questi post che Tiscali ha un’assistenza tecnica via chat (!) supportata da Meebo… sono conquistato. Vado a disdire i miei contratti con la concorrenza di Tiscali.

Sira.

Giugno 28, 2008

Insonorizzazione industriale: questo il ramo di attività dell’azienda torinese che - per usare le parole dell’apposito comunicato stampa - ha deciso di investire in comunicazione con il Web 2.0.

Tale investimento ha preso la forma di un corporate blog su piattaforma blogspot, un album su Flickr e un canale su Youtube.

Molto bene, verrebbe da dire, vedendo che perfino le aziende di natura profondamente industriale come questa si avvicinano all’ascolto e alla conversazione in rete… ma.

Ma - diceva Gianni Morandi - si può dare di più.

Lungi da me la tentazione di dare giudizi, ma dopo quasi un anno di recensioni di corporate blog e strumenti simili, comincio a pensare che si stia formando una soglia minima (in termini di completezza e interesse della “proposta blog”) senza i quali il blog finisce per assomigliare di più a un secondo sito, che non a un luogo di conversazione e scambio, com’è nella sua natura.

(Magari questa soglia c’è sempre stata, ma forse i primi ad avventurarsi nei blog aziendali potevano godere del vantaggio della novità, che li favorivano per scarsità di riferimenti. Ormai però il corporate blogging è talmente diffuso, che sta facendo diventare tutti più esigenti, secondo me).

Sono riflessioni che mi nascono anche per il tono a mio parere troppo “siamo-un’azienda-leader-con-vent’anni-di-esperienza” che caratterizza i filmati su Youtube…

Anche qui, niente contro i leader con esperienza, ma la rete ci insegna che occorre qualcosa di più del “linguaggio aziendalese” per interessare e coinvolgere: possibile che Youtube non offra filmati più intriganti, da affiancare alle monografie video sull’azienda?

Inoltre, piccole-grandi cose come una presentazione di chi scrive, un blogroll, qualche link in più all’interno dei post, magari un intervento più personale e meno tecnico ogni tanto, sono tutti elementi che potrebbero aiutare a sviluppare quella conversazione che, al momento, mi pare assente dal sito.

Perché è vero che il rumore fa ammalare, ma anche un blog in totale e isolato silenzio non fa poi tanto bene!…

Europ Assistance.

Giugno 16, 2008

Il primo blog non si scorda mai, al massimo si migliora.

Devono aver pensato così, a Europ Assistance, quando hanno deciso di aggiornare la piattaforma dello storico (dal settembre 2005) primo blog per inaugurare, pochi giorni fa, l’attuale corporate blog.

Diciamo subito che il blog “storico” ha fatto secondo me un buon servizio a tutto il settore, dimostrando che anche (o dovrei dire perfino?) una società assicurativa può dialogare in modo trasparente con il proprio mercato, riuscendo ad avere uno scambio su argomenti che vanno dal viaggi in gravidanza alle promozioni sulle polizze alle iniziative di solidarietà.

Peraltro, la nota dolente di questo sito era forse la scarsità di post (solo 30 in quasi 3 anni) e - vista con gli occhi di un navigatore del 2008 - la dotazione un po’ scarsa del blog.

Problemi che saranno risolti con la nuova edizione del sito? A sei giorni dall’inaugurazione è presto per dirlo, anche se è piacevole notare l’evoluzione della piattaforma, che ora comprende una esaustiva presentazione dei blogger, una buona selezione di link a siti e blog di viaggio, una bella raccolta di immagini su Flickr e un video da Youtube.

E’ anche presente sul sito un concorso a premi per festeggiare i 40 anni di assistenza della compagnia francese.

Gravità Zero.

Giugno 8, 2008

Mi permetto oggi una piccola digressione dal mondo delle aziende a favore di un’iniziativa secondo me interessantissima, che porta le “orecchie” (intese come simbolo di ascolto attivo, di disponibilità alla conversazione) nel mondo scientifico. Un ambito che - al pari e forse più di quello aziendale - risulta spesso piuttosto chiuso.

Invece, sentite come esordisce questo blog:

Perché la scienza risulta spesso difficile da comprendere? Si può spiegare in maniera chiara, semplice e divertente?

Gravità Zero è appunto un bel blog di divulgazione scientifica, dove materie come

* astronomia/astrofisica
* biologia
* chimica
* divulgazione scientifica
* fisica
* matematica

sono raccontate con parole normali da persone normali (cioé: un fisico, un matematico, una biologa e un divulgatore scientifico che… parlano come persone normali).

Fa piacere riscontrare che qualcuno avvicina i temi scientifici alle persone comuni, magari affascinando dei giovani che potrebbero trovarvi l’espressione del proprio talento. (Senza nulla togliere alla funzione di supporto all’attività scientifica dei ricercatori, che il blog dichiara di voler soddisfare).

E direi che l’obiettivo posto dalla domanda iniziale è ampiamente centrato, se i 250 post già pubblicati dall’inizio dell’anno raccontano di Pistorius come degli insegnanti blogger, di nanoteconlogie come di cipolle che (non) ricarcano gli iPod.

Il blog è davvero user-friendly e riporta gli interventi di un gruppo di autori attivi in ambito scientifico in Italia e negli Usa, tutti presentati con nome, foto e titolo in home page.

Provando a leggere qualche post - talvolta giustamente provvisto di “indicatore di difficoltà” - si ha la piacevole sensazione di capire cose difficili, nonché quella di riconsiderare fatti a noi noti sotto una prospettiva nuova.

Veramente ricca e interessante la dotazione di contenuti immediatamente visibili e fruibili: una selezione di blog scientifici (suddivisi per temi: matematica, fisica, biologia e biochimica, psicologia), una rassegna di eventi da non perdere, sezioni sulla ricerca scientifica in Italia e in Piemonte, risorse per la didattica, podcast in italiano e inglese, suggerimenti di lettura Anobii, software download, canale video su YouTube, un gioco a quiz in collaborazione con una rivista per ragazzi, interviste sui media, ebook in preparazione.

Università Cattolica (Cerif).

Giugno 2, 2008

[DISCLAIMER: Questo blog si avvale della collaborazione dell'agenzia di comunicazione di cui sono partner, ed io stesso vi scrivo].

Anche questa volta (come già accaduto), essendo coinvolto in prima persona non potrò essere neutrale, ma potrò forse dare una visione “dall’interno” di un corporate blog un po’ particolare.

Sappiamo tutti quanto siano importanti le imprese familiari nell’economia italiana.

Ed è proprio sull’assunto della loro importanza che Università Cattolica ha creato il Centro di Ricerca sulle Imprese di Famiglia.

Ma… c’è un ma. Il family business italiano è spesso una PMI, e tali aziende non sempre prevedono attività di aggiornamento strategico.

Vi era evidentemente una distanza da colmare, fisica e culturale, tra i mille e mille imprenditori familiari italiani e i seri studiosi dell’ateneo milanese.

Ecco dove la rete si inserisce bene, aiutando l’incontro (virtuale, ma non per questo meno reale) tra chi offre strumenti inerenti - ad esempio - al passaggio generazionale o all’internazionalizzazione, e coloro che possono beneficiare di tali risorse.

In pratica: un blog come soluzione “smart” al problema di distribuzione della conoscenza.

Il blog si chiama appunto Family Business Smart, ed offre da alcuni mesi contributi di vario tipo: dalle video-interviste ai consigli di lettura, dai 40 problemi più sentiti in Italia al punto di vista delle aziende familiari sull’Expo a Milano, dalle indagini sulle aspettative delle PMI rispetto ai politici alla cronaca del recente convegno sul passaggio generazionale.

Panini (Comix).

Maggio 20, 2008

Beato te che vai in cielo, disse la supposta al missile (da “la tua tribù > battute”).

Gli alunni P, S, D, T, R, e C sono stati sorpresi a utilizzare il loro compagno F come ariete per aprire la porta dell’aula (da “sputtana il prof”).

Chi fa il mio mestiere (il pubblicitario) sa quanto sia difficile comunicare con i teenager, quanto siano giustamente sfuggenti a qualsiasi approccio persuasivo.

La Panini, nella sua community online “Se fa ridere è comix” ci fa vedere un bel modo di intrattenere un rapporto con i suoi giovani consumatori (ma sarebbe più corretto chiamarli prosumatori, cioè consumatori che producono contenuti), fatto di attenzione e ascolto.

Si ride parecchio, si ride su molti fronti, si ride praticamente sempre, cliccando sulle sezioni: leggi, ascolta, guarda i video, testati, cartelli, sputtana il prof, la tua tribù.

Il lavoro della redazione, che mi sembra assicuri al sito una costante dose di contenuti validi (e ben scritti), è integrato dai contributi del gruppo, che invia video, foto, battute e - naturalmente - commenti e voti su quanto inviato da altri.

Infine, il suggerimento pubblicitario dell’agenda di Comix, piccola clip animata inserita armonicamente nel sito (si vede cliccando su “agenda“), risulta del tutto accettabile.

Complimenti alla Panini per il suo lavoro, e grazie per la testimonianza a favore dei nostri studenti, di cui i media parlano sempre e solo nei gravi (ma sporadici) caso di bullismo, oscenità ecc.

Se la sensibilità, lo humour e l’intelligenza facessero notizia, iniziative come questa sarebbero più note.

Emporio Armani (profumi).

Maggio 13, 2008

Giorgio Armani in persona, con tanto di foto e firma, dà il brief per l’advertising contest dei profumi Emporio Armani.

L’iniziativa, supportata tra l’altro da banner pubblicitari su Youtube, offre l’occasione di diventare “advertising manager” di Armani tramite la creazione di una campagna pubblicitaria di livello internazionale articolata su annunci stampa, manifesti e spot.

I premi, differenziati per livello di diffusione (nazionali e internazionali), vanno da un massimo di 10.000 euro a un minimo di un set di prodotti.

Mentre non si può dire che l’iniziativa sia particolarmente nuova (mi riferisco allo scenario generale, e non alla moda, dove forse può vantare un primato), la sensazione è che tutto sia fatto molto bene, tenendo nel giusto conto lo stato dell’arte dell’iniziativa user-generated.

Almeno così mi sembra mentre visito il sito.

Dagli “strumenti creativi” (loghi, caratteri, colori, musiche e specifiche varie) alla gallery organizzata secondo diversi criteri (più votati, più visti, per paese, autore, tipo di creazione) dall’organizzazione del giudizio di valutazione (internauti a livello nazionale, mister Armani + management per l’internazionale) alla creazione di varie community online su Youtube, Facebook e Eyeka (che non conoscevo) viene da dire che qui c’è tutto ciò che ci si aspetta da un contest per la pubblicità user-generated… non ultima l’opzione “blog this”.

Inoltre, curiosando tra le molte entries (se non erro circa 1600), pare di osservare un livello generale buono, che credo possa effettivamente portare a una buona campagna, firmata dai consumatori proattivi del brand Armani Parfums.

Una sola domanda per chi organizza i contest: il dare risalto ai “più votati” non è un elemento che può disturbare l’oggettività del giudizio? (Me lo chiedo tutte le volte che lo vedo, evidentemente è una prassi di cui mi sfugge qualcosa….).