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Bea Italia.

aprile 30, 2008

Quando capito su un blog di argomenti tecnici ho una reazione ambivalente: sento l’estraneità dei temi, ma anche l’attrazione che provo sempre davanti a ciò che non so. A questa straniante sensazione, aggiungo poi un senso di responsabilità che cerco di darmi quando scrivo qui.

Insomma, un casino.

Con il blog Caffè con Bea, però, lo straniamento è stato più morbido e gradevole, perché – a cominciare dal nome, così italianamente amichevole – ho trovato questo blog decisamente umano, dalla voce chiara e credibile, pur sviluppandosi intorno a temi a me molto lontani, quali le architetture software e le soluzioni per l’information technology.

Cominciamo dal capire dove siamo: siamo a casa di una grossa azienda multinazionale (da aprile di proprietà Oracle), con sedi italiane a Roma e Milano, la cui vocazione è “aiutare le aziende a connettere persone, processi e informazioni”.

Venendo al blog, lo presenterei prima con le parole del direttore marketing Italia Middle East e Africa Paolo Furini nel comunicato stampa:

Uno spazio aperto – proprio come un bistrot di qualsiasi città – dove puoi entrare, sederti per leggere o scrivere i tuoi appunti di viaggio, sorseggiando un caffè virtuale.

che poi arriva anche a un’interessante osservazione marketing-oriented, sul blog stesso:

Non esiste praticamente nessun contenuto italiano indirizzato a CIO, architetti software o IT manager; esistono solo contributi in lingua inglese e tarati su mercati americani o inglesi. ‘Caffè con Bea’ vuole andare a riempire questo vuoto.

Le premesse del buon blog (passione e autorevolezza) si ritrovano a mio parere puntualmente, sia quando si riferiscono a questioni di carattere tecnologico, sia quando il campo si allarga a considerazioni più generali – come ad esempio le previsioni Forrester per il mercato del web 2.0/social computing, o articoli di taglio quasi generalista (penso all’interessante paragone tra la socialità via computer vs. la socialità faccia a faccia).

Credo che il valore del blog sia funzione del valore dei blogger, che si presentano in squadra piuttosto consistente e senz’altro qualificata. Uno spessore professionale e umano che ho potuto constatare anche curiosando in qualche blog personale (qui e qui, ad esempio).

Altre cose che mi sono piaciute:
-la metafora trasversale dell’acqua (dal payoff ai prodotti all’atteggiamento mentale): liquido, azienda liquida, pensieri liquidi, aqualogic… moltissimi e continui sono i riferimenti alla fluidità;
- i company profiles su Linkedin e Facebook:
- le interviste (anche video) ai clienti (qui, qui e varie altre).

Concludendo, credo si sia capito che… ho trovato il caffè piuttosto buono. :-)

Enermax Italia.

aprile 7, 2008

Enermax, produttore di alimentatori e periferiche per PC, si autodichiara Azienda con le Orecchie nel primo post del blog.

Potevo negare la mia attenzione? ;-)

Ecco come ho conosciuto il blog Enermaxit, dove, per la verità si parla una lingua che non conosco per nulla, quella dei tecnici informatici.

Anche non conoscendo quella lingua, però, credo di cogliere interessanti segnali di attenzione e vivacità, grazie a una home page stimolante e collaborativa (sondaggio, cartina, video, skype me, linkedin profile del marketing manager… oltre agli archivi, feed e abituale ambaradan) e ad un’attitudine alla scrittura piuttosto sciolta, che spazia dalle news più prettamente tecniche agli inviti professional-mondani, dai contest online alle ricerche di personale.

La sensazione che dà il blog, anche da non tecnici, è di un’azienda dalla voce dinamica e stimolante, che parte dall’ascolto per entrare nella conversazione con i giusti toni.

Infine, noto che c’è in azienda un precedente di corporate blogging (in verità meno pimpante di quello italiano), quello di Enermax Usa.

Sarebbe interessante sapere quali considerazioni ci sono state in azienda (e se ce ne sono state) da parte dei due marketing manager.

Edelman Italia.

marzo 10, 2008

9 dicembre 2005.

Partirei da questo “dato” per comprendere l’importanza di questo blog, appunto nato oltre due anni fa, dimostrando intelligente lungimiranza, forse ispirata anche da uno dei ceo blogger più conosciuti, il presidente (e figlio del fondatore) Richard Edelman, blogger dal settembre 2004.

Edelman Italia è la filiale nostrana di una società di Pubbliche Relazioni e – dato il suo settore di attività, la consulenza – mi sono chiesto se rientrasse nei criteri previsti da questo sito, non certo per presunzione ma per serietà rispetto agli obiettivi (parlare delle aziende italiane che intraprendono politiche di marketing dell’ascolto). In sintesi, questa la domanda che mi sono rivolto:

E’ corretto parlare di ascolto per chi dovrebbe averlo già nel dna, in quanto consulente?

Ebbene, mi son detto, chi ha le aziende come mercato (cioè i consulenti) non sempre e non necessariamente si predispone ad ascoltarli nel modo migliore, specie se questo presuppone un investimento di tempo ed energie, come accade con il blog, mossa tanto più encomiabile quando viene da una società fondata negli anni 30…

Inoltre, con Edelman il pensiero corre subito a un altro must read della blogosfera (non lo dico io ma un guru come Hugh Macleod, il 20 febbraio 2007 nel post “using blogs to boost the bottom line“): Steve Rubel, senior vicepresident Edelman N.Y.

Ma veniamo a noi.

I blogger sono vari, e includono la general manager Fiorella Passoni.

Gli argomenti della conversazione vertono spesso sul corporate blogging visto come strumento di ascolto e comunicazione, riportando anche esempi italiani, mentre molti post affrontano temi legati ai media e al giornalismo, quando non si entra in temi caldi come la partnership della stessa Edelman con Technorati e relativa discussione con la blogosfera italiana.

Insomma, visione, ispirazioni illustri, conversazione pertinente e piacevole.

Tutto bene quindi?

Secondo me… non proprio.

Se penso al potenziale che immagino possa esprimere Edelman dall’autorevole posizione occupata sul mercato, beh, mi viene da dire che questo blog, già interessante, forse potrebbe esserlo mille volte tanto.

Nonostante l’intenzione espressa nel primo post di

non essere il diario personale del general manager

trovo che un po’ troppi articoli siano, di fatto, non molto di più di un tranquillo commentario, pietanze inappuntabili servite in modo perfetto, ma con scarsità di vera emozione.

Insomma, Edelman: chi può ispirarci, mostrarci la strada, entusiasmarci e stupirci, se non la più grande società di PR al mondo, con un ceo blogger come Richard Edelman e una blogsuperstar come Rubel (technorati rank 2723)?

Con tutto il rispetto e l’ammirazione, s’intende.

Comunicazione di servizio. E’ nato il wiki dei corporate blogger italiani.

gennaio 4, 2008

E’ online il wiki che raccoglie tutti i corporate blogger italiani.

Se scrivete un blog aziendale in Italia (per imprese italiane e non, di qualsiasi dimensione) siete invitati a cliccare qui e lasciare i vostri dati. Fate girare questa informazione più possibile, per favore.

Grazie!

[Dimenticavo il nome: Gente con le Orecchie, naturalmente!]

Skymeeting.

gennaio 4, 2008

Videoconferenza. Videoconferenza. Videoconferenza.

In questo blog di parla di queste tre cose… ma non vorrei suonare critico: se ne parla con molta cognizione di causa, competenza, e anche visione, come rispecchia l’approccio

“risparmiate Co2, invece che andare a Roma in macchina, fate una bella videoconferenza”

e in effetti, vedendo questa intelligente tabellina viene da pensare.

L’azienda propone servizi di videoconferenza online (si può fare tutto semplicemente con un pc, una connessione veloce, un paio di cuffie e una webcam) ed impiega il blog per diffondere conoscenza su questi temi, stimolare la conversazione e – immagino – per acquisire buone posizioni sui motori di ricerca.

Mentre si nota una voce appassionata e realmente coinvolta (non a caso il titolare dell’azienda è di gran lunga il blogger più attivo tra i cinque autori), e questo è sempre un bene, il blog soffre un po’ della sua natura troppo tecnico-commerciale, e credo che la mancanza di conversazione (cioè di commenti) voglia dire proprio questo.

Il mio modesto parere è che chi scrive questo blog abbia tutti i numeri per imbastire una conversazione un po’ più ampia, ma sia troppo assorbito dai temi commerciali dell’azienda (tools, news sui clienti, consigli e suggerimenti) che servono a utilizzare al meglio i prodotti.

Tutto ciò è naturalmente legittimo oltre che comprensibile, ma vale la pena di farlo notare in quanto un utilizzo più aperto del sito – come è nella natura dei blog – tornerebbe più utile anche ai fini aziendali (a patto di non aspettarsi feedback concreti troppo in fretta… non dimentichiamo che i blog sono un ottimo modo di far accadere le cose indirettamente).

Fujitsu Technology Solutions.

dicembre 7, 2007

Dunque: l’argomento è praticamente incomprensibile a chi non è addentro al mondo del Dynamic Data Center e dell’Information Technology in generale.

Nel sito compaiono continuamente parole come virtualizzazione, bladeframe, VMware, storage, CetricStor Virtual Tape Alliance, storage, server, network, infratruttura virtualizzata, disaster recovery (!), Xen… oltre a sigle come TCO (Total Cost of Ownership), PAN (Processing Area Network), SOA (Service Oriented Architecture), SOI (come sopra ma con Integration alla fine), DDC, FC, NAS, iSCSI…

Insomma, sul blog Data Center Conversations il dialogo non è alla portata di tutti (sicuramente non alla mia).

Ma in questo ambiente ipertecnologico, io ho visto delle orecchie all’ascolto e questa è sempre una notizia eccellente.

Vorrei quindi citare, a questo punto, le cose che sono riuscito… non solo a capire, ma anche ad apprezzare:

- il fatto che qui c’è un presidente e amministratore delegato che blogga

- un post dove si spiega che parlare di Information Infrustructure che supporti ambienti virtualizzati con VMware è più facile se pensi alle autostrade romagnole degli anni ’60

- in home page un sondaggio ti chiede la tua opinione

- anche i supertecnici hanno dei dubbi (mi riferisco al post Parliamo di Dynamic Data Center, ma chi lo conosce realmente?)

- su Youtube il giornalista del Sole24Ore Emil Abirascid parla di tutto questo in termini “umani”, senza dimenticare che l’ecocompatibilità à sempre più importante

Per concludere, è evidente che siamo in un ambito molto ristretto e quindi le dinamiche dell’ascolto si rivolgono a un pubblico di addetti ai lavori, ma proprio perché si potrebbe pensare che l’IT non è molto “social”, trovo invece encomiabile l’apertura di quest’azienda.

Del resto questi ambienti – in contesti quali gli USA, il Giappone e l’Asia – bloggano da sempre alla grande, sia esternamente sia internamente alle aziende.

Bollino giallo quindi meritato per Fujitsu-Siemens, con l’augurio di saper sempre riscaldare lo scambio professionale e tecnico con la voce inconfondibilmente umana di un blog. Per dirla con una sigla: ACGKS! (Avanti Così Geeks!)

[UPDATE - 7 Luglio 2009: Modifico il nome del post da "Fujitsu Siemens Italia" a "Fujitsu Technology Solutions" su richiesta dell'azienda].

Comunicazione di servizio. Partita iva.

novembre 5, 2007

Mi è stato fatto notare che il sito di Aziende con le Orecchie non presenta nessun n. di partita iva, e per questo motivo potrebbe essere assimilato ad iniziative in qualche misura poco serie, volte alla ricerca di facili posizionamenti sui motori di ricerca.

Mentre mi occupo di approfondire l’argomento ed eventualmente inserire nuove indicazioni nell’header del blog, indico nuovamente i miei riferimenti (sono già presenti nelle pagine di presentazione del sito), personali e fiscali:

Massimo Carraro, socio di Monkey Business/advertising in the jungle srl, p.i. 12427840157.

Italia Independent.

ottobre 26, 2007

Stile, qualità, artigianato.
Reloaded.

Questo in sintesi lo spirito del nuovo marchio italiano creato sulla scena internazionale, con l’intenzione di:

ripensare il Made in Italy

farlo uscire dagli stereotipi

innestare velocità all’artigianalità

abbinare la contaminazione allo stile

sostituire la naturale imperfezione alla soporifera (e spesso simulata) eccellenza

passare dallo status symbol al “me unique symbol”

passare dalla collezione ai pezzi unici e personalizzabili

(dall brand book scaricabile dal sito)

Siamo nella moda, nella moda di lusso (lusso reloaded, s’intende), e lo spirito è quello di una fortissima indipendenza, dichiarata appunto fin dal nome.

I personal belongings sono i prodotti di Italia Indipendent (abbigliamento, accessori per la persona e per la casa e altri oggetti di pregio) e vengono commercializzati sia in una serie di negozi in tutto il mondo, sia tramite il sito.

Tutto è estremamente, fortemente, dichiaratamente 2.0 (perfino il payoff: Made in Italy 2.0). Questa sembra una marca nata da un blogger, non un blog nato da una marca. E’ una critica? E’ una lode? Non lo so, però è una scommessa che mi piace, dallo stile forte e personale come quello del suo fondatore, un italiano un po’ speciale, dal nome strano.

Blog ben scritto, ben aggiornato, ben commentato, curioso e appassionato.

Nextink.

ottobre 21, 2007

E-commerce di stampanti, cartucce, toner e consumabili e piccola informatica: Nextink è una società torinese che opera in questo mercato ed impiega il blog

…non per vendere di più, ma per vendere meglio.

(citazione dal primo post).

Mentre l’impatto è senz’altro buono (si vedono subito la competenza, la completezza dell’informazione e anche una certa ricchezza di argomenti, naturalmente relativi a prodotti, marche e servizi dell’azienda), lascia un po’ perplessi la quasi totale assenza di commenti.

Non ne comprendo il motivo, dato che il livello degli spunti è – nell’ambito dei temi trattati – decisamente buono.

Un piccolo mistero, che giro all’autore Fabio Zanet, amministratore unico e blogger, nella speranza che ci faccia luce in materia.

GDD Il giardino degli dei.

ottobre 21, 2007

Un’azienda che opera in un mercato, quello della produzione di integratori alimentari conto terzi, abbastanza lontano dalle abituali stanze del marketing.

Anche per questo sono attratto e ammirato da un blog che, per la natura degli argomenti che tratta, tenderebbe facilmente a una decisa e (anche un po’ oscura) auto-referenzialità.

Mi spiego meglio.

Ecco le principali voci che vi si trovano, dalla tag cloud:

D.Lgs 111/92
integratori alimentari
lucidum (reishi)
saliminerali
leuzea carthamoides
alleregeni
aminoacidi

Comunque, ecco qui un ammirevole, trasparentissimo “cosa facciamo“, giustamente preceduto dalla Autorizzazione del Ministero della Salute e seguito da un “Come facciamo a riconoscere ciò che producete“.

Mi sembra che questa azienda che produce per conto terzi abbia molto da insegnare, in fatto di trasparenza e rispetto, a molti marchi a contatto diretto con i propri consumatori.

Autore del blog è Paolo Valenti, fondatore dell’azienda e blogger anche nella vita privata.

Curiosità: mi inquieta un po’ l’improvviso silenzio del blog dopo il post del 6 luglio scorso intitolato “guasto telecom“…


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