Un caso di marketing dell’ascolto un po’ particolare, dove il punto di partenza dell’operazione è esterno al rapporto azienda-consumatore in senso stretto.
Telecom Italia prende infatti spunto dall’ascolto, diffuso e amplificato, del discorso di Gandhi, l’inconsapevole testimonial della sua famosa, bellissima campagna pubblicitaria.
Sulla traccia di quella strategia, apprendo dai quotidiani che l’azienda ha aperto un sito di dialogo sui temi dell’integrazione tra i popoli, in tutte le loro mille complesse sfaccettature.
(Apprendo anche che il sito è stato già lanciato, l’8 agosto con uno spot tv, e il 15 settembre con il suo seguito, e forse capisco solo ora, con colpevole ritardo, un commento al precedente post su Vodafone, dove mi si chiede appunto un parere sulle iniziative di ascolto di Telecom).
Il colpo d’ala del sito viene dalla presenza virtuale del pensatore indiano e delle sue ammalianti parole, editate negli spot e anche interpretate in video da una piccola gallery di personaggi, famosi e non.
Come non condividere tanta manifesta bontà d’animo, apertura culturale e predisposizione al cambiamento?
Di sicuro, a leggere i commenti ai post, è impossibile non sentirsi coinvolti in dialoghi e scambi anche toccanti, e questo naturalmente ha un valore importante.
Eppure, da un’azienda che fa telefonia, in una società quale quella contemporanea, dove la connettività è tutto, questa conversazione lascia perplessi.
Provo a spiegarmi meglio.
Come tutti gli italiani, ho avuto molto a che fare con Telecom e i suoi servizi. Purtroppo, molte volte anche con i suoi disservizi. Sempre segnati da una frustrante esperienza di profonda, irrisolvibile impossibilità a comunicare.
Quando mi capita di raccontare qualche peripezia avuta con l’azienda negli anni, non c’è una volta che il mio interlocutore non mi rubi la parola per iniziare un discorso con la frase “Senti cos’è successo a me con la Telecom…”.
Ho sperimentato questa cosa decine di volte, al punto da evitare il discorso perché noioso e ripetitivo.
I personalismi non interessano a nessuno, ma questo piccolo racconto mi serve per mettere bene a fuoco la sensazione che provo davanti a questo progetto.
Bello, ma fuori luogo.
A voi comunicare. Il pensiero va dritto alle insormontabili difficoltà a farlo davvero, sperimentate da chi acquista prodotti e servizi Telecom da una vita. A meno che non abbia voglia di parlare di Gandhi, dei bambini che fanno la guerra, dei problemi interculturali della società d’oggi, evidentemente.
Mi viene da citare un pensatore di marketing dei giorni nostri, che una volta ha detto:
Quando in una pubblicità si vedono cieli azzurri e tersi, si può essere ragionevolmente certi che l’inserzionista abbia grosse responsabilità di inquinamento.
Mi spiace dirlo, ma questo è lo schema concettuale che mi sembra abbia applicato Telecom Italia a questa iniziativa di ascolto in rete.
