Zopa Italia.

Un bellissimo caso di azienda che non solo “ha le orecchie”, ma che su queste – cioè sulla capacità di ascoltare le esigenze del mercato – ha costruito se stessa.

Sto parlando di Zopa, pioniere mondiale del social lending, il prestito tra privati, da alcuni mesi anche in Italia. Nata dall’esperienza britannica, partita nel 2005, Zopa Italia è una delle tre unità “Zopiane” al mondo (la terza è statunitense).

Cos’è il social lending? Una cosa che “più ci pensi e più ti accorgi che ha senso”, come dicono loro.

In pratica ci si presta i soldi tra privati, con tutte le garanzie di una società per azioni regolarmente autorizzata dall’Ufficio Cambi e una adeguata base istituzionale.

Con vantaggi per tutti, per chi presta i soldi e per chi se li fa prestare. Un vantaggio reciproco, reso possibile dall’esclusione dal meccanismo di banche e finanziarie.

Non sono un esperto finanziario (su questo fronte mi fido dei commenti del blog più che di qualsiasi banca) ma il fatto che Zopa nasca da chi ha avuto ruoli importanti in società protagoniste dell’economia di questi anni quali Skype e Ebay mi suggerisce che forse qualcosa si sta muovendo anche nel paludato mondo finanziario.

E come si muove bene: blog, contest, e soprattutto spiegazioni chiare e trasparenti senza giri di parole che ci fanno capire come potrebbe essere un po’ migliore anche quel mondo dove i temi sono i conti che non tornano, le esigenze impreviste, il caro vita…

Senza contare che l’altra faccia di Zopa (a proposito, il nome deriva da una teoria economica e significa Zone of Possible Agreement) sono i prestatori, cioè coloro che impiegano il loro denaro, a condizioni interessanti, da loro stessi stabilite nella loro offerta.

Da notare che, se da un lato i richiedenti sono verificati e organizzati in varie fasce di affidabilità (da A+ che equivale a una affidabilità eccellente a C che sta per un’affidabilità buona, fermandosi quindi a un livello di rischio al di sopra della media), dall’altro lato chi impiega il proprio denaro è garantito sia da un tasso di insolvenza molto basso, sia dal frazionamento accurato (se presti almeno 500 euro, la cifra è ripartita tra almeno 50 richiedenti), oltre che dalla totale estraneità agli sbalzi dei mercati finanziari, che – come detto – rimangono lontani da questo scambio tra esseri umani.

Che altro dire?

E’ bello constatare come la rete – che altro non è che… tutti noi – possa realmente migliorare il mondo in cui si vive.

E non sono solo io a dirlo, come dimostra la nutrita rassegna stampa.

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