Bea Italia.

Quando capito su un blog di argomenti tecnici ho una reazione ambivalente: sento l’estraneità dei temi, ma anche l’attrazione che provo sempre davanti a ciò che non so. A questa straniante sensazione, aggiungo poi un senso di responsabilità che cerco di darmi quando scrivo qui.

Insomma, un casino.

Con il blog Caffè con Bea, però, lo straniamento è stato più morbido e gradevole, perché – a cominciare dal nome, così italianamente amichevole – ho trovato questo blog decisamente umano, dalla voce chiara e credibile, pur sviluppandosi intorno a temi a me molto lontani, quali le architetture software e le soluzioni per l’information technology.

Cominciamo dal capire dove siamo: siamo a casa di una grossa azienda multinazionale (da aprile di proprietà Oracle), con sedi italiane a Roma e Milano, la cui vocazione è “aiutare le aziende a connettere persone, processi e informazioni”.

Venendo al blog, lo presenterei prima con le parole del direttore marketing Italia Middle East e Africa Paolo Furini nel comunicato stampa:

Uno spazio aperto – proprio come un bistrot di qualsiasi città – dove puoi entrare, sederti per leggere o scrivere i tuoi appunti di viaggio, sorseggiando un caffè virtuale.

che poi arriva anche a un’interessante osservazione marketing-oriented, sul blog stesso:

Non esiste praticamente nessun contenuto italiano indirizzato a CIO, architetti software o IT manager; esistono solo contributi in lingua inglese e tarati su mercati americani o inglesi. ‘Caffè con Bea’ vuole andare a riempire questo vuoto.

Le premesse del buon blog (passione e autorevolezza) si ritrovano a mio parere puntualmente, sia quando si riferiscono a questioni di carattere tecnologico, sia quando il campo si allarga a considerazioni più generali – come ad esempio le previsioni Forrester per il mercato del web 2.0/social computing, o articoli di taglio quasi generalista (penso all’interessante paragone tra la socialità via computer vs. la socialità faccia a faccia).

Credo che il valore del blog sia funzione del valore dei blogger, che si presentano in squadra piuttosto consistente e senz’altro qualificata. Uno spessore professionale e umano che ho potuto constatare anche curiosando in qualche blog personale (qui e qui, ad esempio).

Altre cose che mi sono piaciute:
-la metafora trasversale dell’acqua (dal payoff ai prodotti all’atteggiamento mentale): liquido, azienda liquida, pensieri liquidi, aqualogic… moltissimi e continui sono i riferimenti alla fluidità;
– i company profiles su Linkedin e Facebook:
– le interviste (anche video) ai clienti (qui, qui e varie altre).

Concludendo, credo si sia capito che… ho trovato il caffè piuttosto buono.🙂

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