Citroën Italia.

dicembre 17, 2008

Citroën Italia  ha aperto da poco la sua community “MyCitroën“, costituita da varie sezioni e di un blog.

L’apertura di una piattaforma di scambio con i consumatori è sempre una bella notizia, anche se forse – con il proliferare delle iniziative in rete – si inizia a correre qualche rischio di commodification.

In altre parole, ciò che suscitava interesse e coinvolgimento fino a poco tempo fa non è detto che continui a farlo, man mano che il rapporto delle persone con Internet si fa più intenso e articolato (e qui l’Italia sta facendo passi da gigante, come testimonia la crescita esponenziale di Facebook).

Sono considerazioni che mi vengono spontanee, navigando in MyCitroën, proprio perché – nonostante l’impostazione curata – ho trovato l’insieme meno coinvolgente di quanto l’avrei trovato tempo fa, diciamo un paio d’anni.

Provo a chiarire meglio le mie sensazioni entrando nello specifico.

All’interno di MyCitroen, la community può pubblicare contributi nella sezione dedicata al viaggio (“fotoracconti” e “punti d’interesse”), poi si trova l’agenda eventi (quasi esclusivamente dedicata al basket) e una parte dedicata ai club Citroën. Al tutto si aggiunge il blog.

Detto così, nulla da eccepire. Navigando, però. ho trovato tutto un po’ distante, freddo, e non penso sia  perché il progetto ha pochi mesi di vita, e nemmeno per la registrazione obbligatoria (cosa che scoraggia sempre un po’). E, in fondo, neanche per l’impossibilità di socializzare con gli altri (si può solo leggerne le poche righe di autopresentazione).

E allora perché?

Secondo me manca l’anima.

So che sembbra una sparata, ma l’ho pensato davvero, una volta letto ben bene il blog.

Con l’attenzione che porto sempre ai blog aziendali, ho cercato anche qui i modi con cui la marca si mette alla pari con il consumatore, offrendo una voce autentica e umana alla conversazione; ho letto i post per imparare, da questo brand così glorioso, nuovi elementi di marketing dell’ascolto; ho scorso blogroll e tagcloud alla caccia di spunti interessanti per me consumatore… ma ho trovato una cosa sola: Citroën.

Le nuove concept Citroën. Le vittorie Citroën nei really. Le mitiche Citroën del passato. La Citroën al Motor Show. Le Citroën ecologiche. Lo Showroom Citroën. I nuovi mercati Citroën.

Ultima speranza di dialogo vero, umano: il padrone di casa, il blogger ufficiale.

Vedendo che ha la cortesia di presentarsi con il proprio nome mi rassicuro: ok, c’è una persona reale in tutto questo. Bene.

Che dire, però, del fatto che non ci dice il suo cognome? Che non ci dice il suo ruolo in Citroën (al di là dell’espressione “affabulatore dell’automotive“, che si commenta da sola)? Che non ci dice dove poterlo incontrare in rete, sui social network piu popolari?

Insomma, alla fine viene da chiedersi: MyCitroën è community (quindi conversazione, ascolto, dialogo con il consumatore, occasione di trasparenza e racconto per la marca) o pubblicità (marca che parla – consumatore che ascolta)?

Ai navigatori l’ardua sentenza…

Fiat (Grande Punto).

dicembre 4, 2008

Un web reality show a puntate “maschi contro femmine” – auto bianca vs. auto nera – con vincitore finale decretato dal pubblico e “personaggio Virgilio” che cambia a ogni puntata, scelto tramite votazione online sulla base di provini autogirati in webcam.

Un blog che dà ampio spazio a iniziative user-generated come il concorso sticker lab o la street art al Motorshow, oltre che alle evoluzioni del reality di cui sopra, con blogroll da 62 link (da pinkstop a wheels ebay).

Un sito di prodotto scritto anche dagli utenti, con commenti aperti, votazioni di gradimento su ogni singolo contenuto, news da Fiat, dai Punto Club e direttamente dalla gente normale (per ora non utilizzato da nessuno).

Se non ho perso per strada qualcosa, questo è l’articolato progetto Fiat per il suo modello Grande Punto.

Lo sforzo messo in campo da Fiat per facilitare il dialogo è davvero notevole, e il risultato – secondo me – dimostra una bella declinazione di tanti approcci diversi (il reality, la serialità, gli eventi, il videomaking, il coinvolgimento dei club sul territorio…).

Il tutto, a poche settimane dal lancio, appare ben orchestrato (tre le agenzie coinvolte, arc leo burnett, hagakure e digital pr) e il motore 2.0 della Grande Punto gira bene.

Credo che, con lo sviluppo del web serial (le 4 agguerritissime ragazze stanno cercando di rifarsi della cocente sconfitta subita alla prima prova) l’impatto di Fiat Grande Punto non potrà che aumentare, portando sempre più notorietà e simpatia sulla media di casa Fiat.

Ancora una volta Fiat mostra la strada per la comunicazione in rete, lanciando la sfida sempre un po’ più in là, come è giusto che sia nell’ambiente iper-evolutivo della Rete.

Se due anni fa l’apertura di un blog per accompagnare il lancio di un’auto poteva essere “di rottura”, oggi c’è sicuramente bisogno di approcci più “allargati” come questo.

La rete, al pari dell’esistenza delle persone, non sta mai ferma. Come fermare, quindi, l’evoluzione degli atteggiamenti comunicativi?

Chiudo con le parole dei blogger di Punto, i quali – presentando il blog duepuntozero – fanno anche un dovuto accenno all’ispirazione contenuta nel nome (ovvia per qualcuno, ma non siamo tutti blogger…):

E’ da qualche anno ormai che in Fiat usiamo Internet per parlare di auto con le persone. Lo abbiamo fatto e continuiamo a farlo con Fiat 500, con Bravo, vi abbiamo raccontato in diretta il Salone di Ginevra: adesso è il momento di Grande Punto.

Abbiamo chiamato questo sito “duePUNTOzero”, proprio in omaggio al Web 2.0 (leggi la definizione su Wikipedia). Web 2.0 è un termine che nasce in California qualche anno fa per merito dell’editore O’Reilly per identificare quell’enorme massa di conversazioni che avvengono su Internet. Ecco, è proprio questo che vorremmo fare con il sito di Grande Punto: una grande conversazione.

Una conversazione tra chi la macchina la fa (Fiat) e chi la usa (voi).

Telecom (A voi comunicare).

novembre 18, 2008

Un caso di marketing dell’ascolto un po’ particolare, dove il punto di partenza dell’operazione è esterno al rapporto azienda-consumatore in senso stretto.

Telecom Italia prende infatti spunto dall’ascolto, diffuso e amplificato, del discorso di Gandhi, l’inconsapevole testimonial della sua famosa, bellissima campagna pubblicitaria.

Sulla traccia di quella strategia, apprendo dai quotidiani che l’azienda ha aperto un sito di dialogo sui temi dell’integrazione tra i popoli, in tutte le loro mille complesse sfaccettature.

(Apprendo anche che il sito è stato già lanciato, l’8 agosto con uno spot tv, e il 15 settembre con il suo seguito, e forse capisco solo ora, con colpevole ritardo, un commento al precedente post su Vodafone, dove mi si chiede appunto un parere sulle iniziative di ascolto di Telecom).

Il colpo d’ala del sito viene dalla presenza virtuale del pensatore indiano e delle sue ammalianti parole, editate negli spot e anche interpretate in video da una piccola gallery di personaggi, famosi e non.

Come non condividere tanta manifesta bontà d’animo, apertura culturale e predisposizione al cambiamento?

Di sicuro, a leggere i commenti ai post, è impossibile non sentirsi coinvolti in dialoghi e scambi anche toccanti, e questo naturalmente ha un valore importante.

Eppure, da un’azienda che fa telefonia, in una società quale quella contemporanea, dove la connettività è tutto, questa conversazione lascia perplessi.

Provo a spiegarmi meglio.

Come tutti gli italiani, ho avuto molto a che fare con Telecom e i suoi servizi. Purtroppo, molte volte anche con i suoi disservizi. Sempre segnati da una frustrante esperienza di profonda, irrisolvibile impossibilità a comunicare.

Quando mi capita di raccontare qualche peripezia avuta con l’azienda negli anni, non c’è una volta che il mio interlocutore non mi rubi la parola per iniziare un discorso con la frase “Senti cos’è successo a me con la Telecom…”.

Ho sperimentato questa cosa decine di volte, al punto da evitare il discorso perché noioso e ripetitivo.

I personalismi non interessano a nessuno, ma questo piccolo racconto mi serve per mettere bene a fuoco la sensazione che provo davanti a questo progetto.

Bello, ma fuori luogo.

A voi comunicare. Il pensiero va dritto alle insormontabili difficoltà a farlo davvero, sperimentate da chi acquista prodotti e servizi Telecom da una vita. A meno che non abbia voglia di parlare di Gandhi, dei bambini che fanno la guerra, dei problemi interculturali della società d’oggi, evidentemente.

Mi viene da citare un pensatore di marketing dei giorni nostri, che una volta ha detto:

Quando in una pubblicità si vedono cieli azzurri e tersi, si può essere ragionevolmente certi che l’inserzionista abbia grosse responsabilità di inquinamento.

Mi spiace dirlo, ma questo è lo schema concettuale che mi sembra abbia applicato Telecom Italia a questa iniziativa di ascolto in rete.

Zonin.

novembre 4, 2008

Dopo 7 generazioni è nato il blogger!

Mi permetto una battuta per iniziare, perché il blog di Francesco Zonin (membro di settima generazione della famiglia Zonin, dell’omonima Casa Vinicola) mi ha messo di buonumore, per vari motivi.

Fondamentalmente, mi è piaciuta la sua semplicità. Tutto appare facile. Ottimo.

(Credo in realtà che questo effetto nasca da una sapiente capacità di sottrarre il superfluo, che è sempre una buona regola di comunicazione).

Così, nella home page del sito si incontra subito l’autore di “Wine is Love” (e se ne vede la faccia, come in ogni presentazione che si rispetti), si hanno alcune informazioni di base (profili LinkedIn e Facebook, nonché, per gli amanti del microblogging, Twitter) più il link per scrivergli una mail.

Sotto, le modalità per seguire il blog e… tutto il resto.

Una pulizia che fa sentire bene, e invita ad approfondire la conoscenza.

Quindi scopriamo che vi sono dei blogger ospiti, autori di qualche post, ma che la maggior parte degli articoli è scritta da Francesco, che dimostra – fin dal primo post, dove racconta di come è nato il nome del blog – di saper comunicare bene.

Un paio di idee interessanti danno poi a “Wine is Love” una marcia in più.

La prima si chiama fotovendemmia – vista da voi (e si capisce fin dal nome di cosa si tratta); la seconda, dichiaratamente condivisa [rubata non si usa più in tempi di 2.0 ;-)] con il produttore vinicolo Giampaolo Paglia del Poggio Argentiera, si chiama invece tasting list, ed è un invito alla degustazione allargato a tutti i wine-blogger che ne fanno richiesta.

Nel porgere i complimenti a Francesco Zonin, mi scappa una domanda ai miei amici di Hagakure, l’agenzia che ha curato il progetto: come mai non comparite mai, in nessun punto del blog? Francesco vuole tutto il merito del bel lavoro? 😉

Maniero Elettronica.

ottobre 28, 2008

Fotovoltaico, energie rinnovabili, incentivi e temi correlati: di questo si parla sul blog della Maniero Elettronica, chiamato “Energy Square” e simpaticamente presentato da una paperella fotovoltaica.

C’è sicuramente un gran bisogno di informazioni di prima mano, su questi temi (o forse su tutti i temi?), e chi meglio di un’azienda familiare che investe in tecnologia sostenibile?

Detto questo, sono stato colto, navigando “Energy Square”, da un piccolo attacco di claustrofobia.

Ho cliccato su “Chiesa” e sono rimasto nel blog, ho cliccato su “energie rinnovabili” e sono rimasto nel blog, ho cliccato su “Gruppo d’Acquisto Solare” e sono rimasto nel blog, ho cliccato su “artificial trees” e sono rimasto nel blog, ho cliccato su “incentivi” e sono rimasto nel blog… aiuto!

Un blog serve alla conversazione, come ho fatto a finire in questo monologo?

Sono perplesso… uno degli standard che che fa funzionare la rete, se non erro, è che il testo interattivo porta a una nuova informazione, e – per quanto riguarda i blog – porta ad ampliare la conversazione con qualcun altro, o no?

Penso sinceramente che questa autoreferenzialità non faccia bene a nessuno, né all’azienda (che rischia di vedere il proprio blog abbandonato per sempre al secondo link claustrofobico) né al navigatore il quale, abituato a muoversi da un sito all’altro seguendo il filo del suo percorso informativo, potrebbe trovare irritante questo costante rimpallo “interno”.

Passando ad altro (ma in realtà restando in argomento): com’è possibile che un blog che parla di temi continuamente alla ribalta dell’informazione abbia un blogroll di tre-siti-tre?

Insomma: c’è un argomento incredibile, un’azienda che ha qualcosa da dire, si apre un blog e… si chiudono le porte?

Intendiamoci, preferirò sempre un’azienda che blogga (aprendosi di fatto alla discussione e al dialogo, nei modi che ritiene opportuno) a una che non blogga.

Credo però che casi come questo meritino un deciso incoraggiamento a proseguire sul cammino intrapreso: l’apertura del blog è il primo passo di un bel viaggio che si chiama conversazione, e mi pare che “Energy Square” abbia tutti i requisiti per andare lontano.

Forza, quindi, abbiamo tutti bisogno di energia sostenibile, e anche di informazione sostenibile!

LG.

ottobre 14, 2008

Parlare di telefoni.

Parlare di televisori.

E di automobili, cartoni animati, nuovi browser, arredamento, pubblicità, motori di ricerca, cinema, viral marketing, olimpiadi, moda, hacker, architettura.

Così si presenta il piano editoriale di questo interessante blog.

Non nascondo che all’inizio mi era parso parecchio dispersivo.

Il fatto è che sono abituato a blog che approfondiscono una nicchia, in genere quella legata ai temi di attività di un’azienda.

Non so dire – e non spetta a me dire – se questa sia una giusta convenzione della blogosfera o un pregiudizio sbagliato.

Comunque sia, il blog LG si presenta come un progetto diverso, che secondo me vale la pena di osservare bene.

Mentre appare evidente l’impostazione comune ai blog “fratelli” di altri paesi, linkati in home page, scorrendo gli articoli ci si imbatte in una serie di input apparentemente scollegati, ma mai banali.

Si nota quindi, insieme all’apparente scollamento tra un post e l’altro, un… collante dato dalla qualità dei contenuti.

Del resto, la home page recita:

Questo è il blog ufficiale di LG per l’Italia, dove si discutono le ultime notizie riguardanti LG così come tutto ciò che cattura la nostra attenzione nel campo del design, innovazione, moda e style.

Insomma, forse è un blog figlio di un portale, forse non punta più di tanto al dialogo (anche se la pagina “chi siamo” recita il mantra della conversazione come d’obbigo), ma magari questa è la sua vocazione, e allora, perché no?

Ma la vera domanda è:

Mentre la blogosfera e il web in generale si riempiono di fonti interessanti e attendibili su tutto lo scibile umano, ha senso proporsi come generalisti, con il solo vantaggio di essere un marchio noto?

Inoltre, sarebbe interessante sapere se l’impostazione multinazionale centralizzata sia frutto di una scelta strategica o la semplice applicazione di uno standard.

Informazioni aggiuntive: il blog è integrato da canale video su Youtube, alcuni foto set da Flickr, Facebook fan group, Twitter (usato però solo per annunciare i nuovi post sul blog) e un nutrito blogroll.

Infine, non riesco a non chiedermi due cose:

1. Daniele, bravo e informato autore di tutti i post, perché non ti presenti?
2. Era proprio necessario mettere le mani avanti così tanto?

Vodafone.

ottobre 6, 2008

Sono passati ormai alcuni mesi da quando, in piena bufera mediatica sull’arrivo dell’iPhone e relative tariffe dati, Vodafone apriva il tanto chiacchierato Vodafone Lab.

Ben 249 sono i commenti lasciati sul Lab, al post che “spiegava” la filosofia tariffaria dietro i prezzi di utilizzo dell’iPhone, qualcosa di cui si è sentita eco in molti angoli della blogosfera e che ha tenuto un battesimo non facile all’iniziativa di Vodafone.

Ma prima di entrare in aspetti così specifici forse è opportuno inquadrare il progetto nel suo insieme.

Un blog, un wiki organizzato per argomenti, un forum, una sezione dedicata ai video: questa è l’articolata composizione di Vodafone Lab.

Integrano la home page una galleria dei profili, una “nuvola” degli argomenti e una bella pagina di presentazione (la formula) scritta dentro una provetta, simbolo del progetto:

Condivisione

Nel lab i clienti possono esprimere opinioni, bisogni, idee. Vodafone ascolta, partecipa alle conversazioni, raccoglie i suggerimenti e offre il suo punto di vista. Nel lab ci incontriamo faccia a facia, alla pari.

Sperimentazione

Il lab è in continua evoluzione, uno spazio di contaminazioni e di innovazione che nasce dal confronto tra relatà e stili di vita diversi. Qui piace provare cose nuove, correre rischi e guardare al domani.

Passione

Il lab è un luogo fatto di entusiasmi in cui scambiamo storie ed espereinze. Qui parliamo di tecnologia, internet, nuovi linguaggi, nuovi stili divita e (sì, certo) delle ultime novità in arrivo nel mondo della telefonia.

Conoscenza

Nel lab, Vodafone offre informazioni, regole, configurazioni che ognuno può modificare, arricchire, migliorare. Tutti sono liberi di proporre definizioni e soluzioni, per costruire insieme un sapere condiviso.

Onestamente, uno dei progetti di marketing dell’ascolto più ricchi – e questo, fino a prova contraria, è già un segno di impegno, di investimento concreto, ancora prima di cliccare niente.

Poi, entrando nelle varie sezioni, la sensazioni possono differenziarsi.

Personalmente ho gradito abbastanza il taglio del blog, che ho trovato calibrato in modo corretto fra contenuti di interesse generale, post riguardanti la rete e qualche apertura – del tutto decente e ben gestita – sul mondo Vodafone.

Molto bello il wiki, davvero pieno di contenuti, piccolo-grande pozzo di scienza tecno-web-telefonica, di cui riporto le voci della lettera A per dare un’idea:

3g – AAC – Accelerometro – Account – Advanced Audio Coding – Advanced Content – AIFF – ALS – Anomalie dei pixel – AOL Instant Messenger – Apple Lossless Encoding – ASCII – ATRAC – Autenticazione SMTP – Authoring

Poi c’è il forum, che è appunto un forum, ed è come te lo aspetti, e la sezione video sufficientemente variata per risultare di piacevole navigazione (si va da Megan Gale a David Weinberger, passando per la BlogFest e Paolo Attivissimo).

Ma se il tono di queste righe dovesse sembrarvi positivo in modo… moderato, provvedo subito a cambiare registro.

Secondo me, per la mia esperienza di consumatore ancor prima che di consulente di comunicazione, l’aver aperto un progetto internet con queste caratteristiche fa di Vodafone un serio candidato all’Oscar del marketing conversazionale per il solo fatto di essersi imbarcata in questa impresa essendo:

a. una compagnia telefonica, quindi nell’occhio del ciclone tecnologico incessante in cui viviamo,
b. una multinazionale, con tutte le complessità che ciò comporta,
c. un’azienda, come tutte quelle del suo settore, particolarmente vittima dei disservizi del customer care.

Detto questo, non intendo dare torto a priori a chi si è lamentato che “da un lato ci ammazzano con le tariffe, dall’altro dicono che ci ascoltano”, ma, a mio parere, il fatto che una Vodafone si apra all’ascolto (e il fatto di aver messo in rete un progetto del genere è essere all’ascolto, concetto che comprende il boomerang del passaparola negativo in caso di mancato ascolto) comporta un impatto virtuoso generale, un effetto indotto che può solo portare nuova consapevolezza a un uso più intelligente della rete da parte di aziende e consumatori.

Se poi qualcuno pensa che con un blog (e un wiki e un forum) si risolvano i problemi delle tariffe alte, o degli hotspot wifi, o dei costi della telefonia in Italia, beh, direi che è chiedere un po’ troppo, e soprattutto troppo in fretta.

La conversazione e il dialogo, infatti, come molti hanno fatto notare, si sviluppano con il tempo, e sarà il tempo a dire se Vodafone Lab riuscirà a soddisfare le alte aspettative che ha creato.

Per quanto mi riguarda, mi limito a rilevare che se ogni azienda italiana profondesse un impegno analogo anche solo nel provarci, avremmo – da subito – un dialogo aziende-consumatori in grado di farci vivere tutti un po’ meglio.

Fonte: minimarketing.

Cantine Ferrari.

settembre 21, 2008

Dopo aver letto il blog Ferrari, online dal marzo 2007, sono andato a vedere cos’è un blog aziendale, secondo l’enciclopedia Wikipedia:

corporate blog o blog aziendale – Il blog tenuto da uno o più dipendenti di una azienda: una voce più informale rispetto al sito internet. I blogger sono tenuti a rispettare un codice aziendale, ma i blog aziendali sono spesso visitati per la semplicità e l’immediatezza delle informazioni che vi si trovano.

 

Ok, mi ricordavo bene.

No perché, leggendo il blog della casa che produce quelle favolose bollicine ho pensato che potesse essere diventato, a mia insaputa:

corporate blog o blog aziendale – Una curata e ordinata serie di notizie riguardanti l’azienda e/o i suoi prodotti ed occasionalmente la pianificazione pubblicitaria, redatte nella tradizionale buona forma del comunicato stampa. Gli articoli di cui si compone – in italiano corretto e firmati con il semplice nome dell’azienda o del marchio, quindi non riconducibili ad alcuna persona – sono aperti ai commenti, mentre nelle dotazioni accessorie possono figurare un archivio degli articoli, un motore di ricerca, un feed rss e null’altro.

Adesso vado a ricontrollare anche le best practices del wine blogging per il marketing…

We@bank (Gruppo Banca Popolare di Milano).

settembre 9, 2008

Che una banca si metta all’ascolto è una notizia che mi piace sempre.

Ho quindi scorso con piacere e curiosità i molti post (quasi uno al giorno) che arricchiscono il blog In soldoni, ho ascoltato i podcast di Radio Webank, ho spulciato tutte le categorie del sito, riportate in modo ordinato e user-friendly in home page (le cito: sicurezza, tecnologia, trading e investimenti, tassi, immobiliare, carte di pagamento, credito al consumo, risparmio, varie).

Però mentre leggevo, guardavo e ascoltavo, mi nasceva qualche dubbio.

Mi spiego.

Tempo fa, diciamo un anno fa, i corporate blog in Italia erano ancora pochi e strani. In questi mesi c’è stato il boom, e mi sembra evidente come un numero sempre crescente di italiani si rivolga a internet per ascoltare conversazioni cui partecipano le aziende.

Anche per capire cosa scegliere, cosa comprare.

Con l’ingrossarsi di questo fenomeno, le soglie di coinvolgimento per esser creduti/seguiti si sono alzate. Chi naviga in cerca di informazioni è sempre più smaliziato.

Per logica, più conversazioni frequento, più smaliziato divento.

Allora – tornando al blog In Soldoni – forse il podcast con il manager di turno che… legge da un foglio le risposte all’intervistatore (si sente benissimo, purtroppo) rischia la sua credibilità, perché è probabile che chi lo ascolta abbia già sentito in rete manager parlare spontaneamente

Sto cercando di dire che l’autenticità delle voci può fare la differenza, anche se non è necessariamente sintomo di malafede (che male c’è a leggere un’intervista preparata prima? nessuno, però se stai facendo finta di essere spontaneo, bello non è… sentire il cliente che parla con il call center durante l’intervista per capire cosa intendo).

Insomma: ok, il compitino 2.0 è fatto, ed è meglio che niente.

Però, da una internet company online da 9 anni mi sarei aspettato una vera conversazione, dove:

– so chi mi sta parlando (tutti sanno che non si parla con gli sconosciuti ;-))

– le parti promozionali non sono la maggior parte dei contenuti fissi

– i link sono visibili (sembra incredibile, ma i link non sono sottolineati, quindi diventano invisibili)

E mi spiace, perché di blog aziendali con un post al giorno non se ne vedono poi tanti…

Comunicazione di servizio. Pausa estiva.

luglio 16, 2008

Dopo 80 post in 10 mesi di attività, Aziende con le Orecchie sospende le pubblicazioni per qualche settimana, in corrispondenza del periodo estivo.

Gli aggiornamenti riprenderanno in settembre.

Colgo l’occasione per ringraziare tutti coloro che frequentano regolarmente il sito, fornendomi la motivazione a continuare questo lavoro che – lo ricordo – è svolto in totale autonomia e indipendenza.